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DIECI PICCOLI INDIANI (… e poi non rimase nessuno), Agatha Christie

“Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.”

Otto estranei, dopo aver accettato un invito anonimo, raggiungono un’isola misteriosa al largo delle coste del Devon, chiamata Nigger Island per la sua caratteristica somiglianza a una testa nera, aspettandosi un piacevole soggiorno in compagnia di vecchie conoscenze: così inizia “Dieci piccoli indiani”, pubblicato in Inghilterra nel 1939 con il titolo originale “Ten little niggers”, poi modificato in “And then there were none” o “Ten little indians”, che con le sue 110 milioni di copie è il romanzo giallo più venduto al mondo e sicuramente uno dei capolavori di Agatha Christie.

L’arrivo sull’isola, paragonato da alcuni critici all’arrivo in un simbolico Aldilà – tanto da identificare il barcaiolo Narracott in Caronte, il traghettatore delle anime dei dannati dell’inferno dantesco – è dominato da inquietudine e incertezza: Nigger Island è deserta, a parte i due domestici della moderna villa in cui gli ospiti vengono accolti.

Da quando  una voce registrata accusa i presenti – dieci persone in tutto – di omicidi non puniti dalla legge, il loro soggiorno sull’isola sarà scandito da una catena inesorabile di delitti che riproduce fedelmente le strofe di un’inquietante filastrocca presente in ogni stanza, un elemento fiabesco e infantile che con la sua inquietante litania accresce la tensione del romanzo (“Non capite? Non avete letto quella poesia idiota? È nelle nostre camere, messa lì per farcela studiare bene!”). Ad ogni morte seguirà anche la sparizione di una delle dieci statuette decorative della sala da pranzo, rendendo l’intera vicenda ancora più assurda e quasi soprannaturale.

A causa di una tempesta che interrompe ogni collegamento con la terraferma,  Nigger Island diventa  il luogo del giallo in ambiente chiuso per eccellenza, perdendo tutto il suo fascino e mostrandosi per quel che è veramente, ovvero una pericolosa tela di ragno che non lascia alcuna possibilità di scampo e che avvolge il gruppo in una morsa letale (“… un’isola era un piccolo mondo a sé. Un mondo, forse, dal quale non si poteva tornare indietro”).

L’atmosfera è pervasa da un insano terrore quando non rimangono che pochi superstiti, nei quali l’ombra di una morte implacabile e sempre più vicina provoca una sorta di regressione allo stato animale: ormai, non potendo lasciare l’isola, essi sono come creature in gabbia mosse unicamente dall’istinto di conservazione – “Noi siamo lo zoo. Ieri sera, non eravamo quasi più degli esseri umani.”

Grazie ad una narrazione che a mano a mano diventa sempre più incalzante, ad una catena di delitti che non sembra trovare una spiegazione razionale e che quasi spinge a credere nel soprannaturale, Agatha Christie con “Dieci piccoli indiani” vi farà rimanere con il fiato sospeso fino all’ultima, sconvolgente rivelazione.

“Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.”

Giorgia Salvati