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Lettera a un bambino mai nato, Oriana Fallaci

Non ho mai letto un libro come questo, che ti spoilera il finale già nel titolo. Va bene comunque, però, perché non si tratta di un racconto pieno di avventure in cui ci si continua a chiedere come andrà a finire. In questa storia ciò che è importante sono le tematiche affrontate, dal momento che la protagonista non ha né uno scopo né un obiettivo da raggiungere.

Più che un racconto, si tratta di una lunga riflessione di una donna rimasta incinta senza volerlo, abbandonata dal suo compagno, ma che decide comunque di tenere il bambino. Al centro di questo viaggio introspettivo si trova il motivo per il quale secondo lei è giusto non abortire ma decidere di far nascere suo figlio: nonostante le difficoltà della vita, averne una è meglio che non averla. Inoltre, sono ricorrenti le osservazioni della donna su quanto lei si trovi in una posizione difficile dal momento che è una donna sola, incinta e soprattutto vive nella società degli anni ’70. È complicato per lei mantenere il proprio lavoro e andare dal medico senza essere esposta ai pregiudizi. È importante sottolineare che di questa donna non vengono specificati né il nome né l’età, quindi è intuibile quanto il fulcro della storia siano i suoi pensieri, non le sue caratteristiche o ciò che lei fa.

Tutti i pensieri che ha la protagonista durante il periodo di gravidanza sono raccolti in una sorta di lettera indirizzata al proprio figlio, per questo motivo il titolo del libro.

Il voto che do a questo libro è otto, potrebbe essere più alto se solo fossi d’accordo con tutte le opinioni della scrittrice.

 

Giulia Giussani