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“L’oro non si macchia”

Dopo più di 50 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale,l’incredibile e recentissima storia del viaggio verso l’America di uno dei dipinti del pittore viennese Gustav Klimt, simbolo dell’usurpazione dei beni culturali delle famiglie ebree per mano dei nazisti.

Oro. Oro e il volto di porcellana di una donna avvolta in un vestito aureo: Adele Bloch-Bauer è il soggetto (e l’acquirente) scelto dall’artista Gustav Klimt nel 1907 per una delle famosissime opere del suo periodo dorato. Figlio di una colta signora e di un orafo viennese, Klimt unisce in questi anni gli interessi di entrambi i genitori, lavorando con la foglia d’oro e inserendosi nella cerchia degli artisti più importanti della capitale imperiale: la giovane ritratta è infatti un membro di una delle famose famiglie dell’aristocrazia viennese dei primi anni del Novecento, nonché mecenate e amica del pittore.

La Seconda Guerra Mondiale si è conclusa ormai più di mezzo secolo fa, ma per Maria Altmann, nipote di Adele, la battaglia non è terminata fino al 17 gennaio 2006, data in cui la Altmann riesce finalmente a riottenere il diritto di proprietà del ritratto della zia assieme ad altre 4 opere dell’artista, del Palais Elisabethenstraß e del castello di Praga, due residenze della famiglia ebrea. La vera lotta nella vita della donna è iniziata nel 1938 con l’Anschluss, l’annessione dell’Austria al Reich di Hitler: dopo essere tornata dalla propria luna di miele, Maria ha assistito al veloce disgregarsi della sua famiglia, scappando alla fine di numerose peregrinazioni nel 1941 negli Stati Uniti. I fratelli Bloch-Bauer con la madre, unici superstiti della strage, decidono di rassegnarsi e voltare pagina: non saranno certo ricchi come in passato, non metteranno più piede nelle stanze dei più bei palazzi di Vienna, ma per lo meno potranno ricominciare in un luogo sicuro e senza leggi razziali. La Altmann giura a se stessa che non metterà più piede in Austria.

Maria è una donna testarda e mantiene la sua promessa: per molto tempo non vuole affrontare neanche l’argomento, l’unico che prova ad ottenere qualche risarcimento per il traffico di opere d’arte a loro spese è il fratello. Qualcosa però scatta in lei nel 1999, quando l’Austria cercando di ripulire la propria immagine impone la trasparenza nella restituzione delle opere trafugate dai nazisti dopo che furono cacciati di casa i proprietari. Trasparenza che, nel caso della famiglia Bloch-Bauer, sarà completamente assente: il giornalista investigativo austriaco Hubertus Czerninpubblica addirittura un libro inerente ai quadri dello zio della Altmann, mai donati ma rubati dalle pareti delle loro case. La scoperta attira l’attenzione della donna che si dedica al caso con l’aiuto di un avvocato, il nipote del noto compositore austriaco Arnold Schönberg, anch’egli fuggito durante il periodo nazista: giovane, forse anche troppo, ma sveglio, è l’unica speranza di salvezza che Maria può permettersi. Il nuovo duo si dirige verso Vienna con grandi aspettative di riuscita.

Con il passare degli anni i quadri in questione, e soprattutto il ritratto di Adele, sono diventati il simbolo della cultura austriaca e la Galleria del Belvedere ha raggiunto la fama mondiale anche grazie alla Donna In Oro: così è stata ribattezzata zia Bloch-Bauer dai nazisti che al culmine della loro ipocrisia non potevano sopportare che un’ebrea fosse il volto rappresentativo della Nazione sorella della Germania. Un dettaglio suscita una risata amara: Adele stessa poco prima di morire lascia per iscritto che tutti i suoi quadri vadano ad adornare le pareti del museo viennese. Una donna dall’animo generoso e benefattore, si spegne negli anni Venti inconsapevole del male che i suoi stessi concittadini causeranno alla sua famiglia. E nonostante non appartenga a lei di diritto, l’Austria governata da quei concittadini farà di tutto per tenersi stretta la sua immagine dopo aver infangato il nome della famiglia Bloch-Bauer.

La commissione affidataria del caso si mostra restia ad affrontare qualsiasi discussione con Maria, che ottiene solo qualche schizzo del ritratto: tutto sembra perso e affrontare un processo richiede una tassa della percentuale del valore dei dipinti di 400.000 dollari, cifra inammissibile. In caso di insuccesso, il saldo è di 500.000 dollari aggiuntivi. Il rientro negli Stati Uniti è la rappresentazione della sconfitta contro un colosso di fama mondiale: l’assenza di giustizia. A distanza di qualche mese, il catalogo delle opere di Klimt del Belvedere fa tornare la speranza alla coppia di amici: la commercializzazione di merchandising delle opere combattute rende il caso appellabile al Foreign Sovereign Immunities Act e quindi fattibile da svolgere in America.

Contro ogni previsione, dimostrato che il lascito di zia Adele non corrisponde ad un vero testamento e che l’acquirente di tutte le opere era il marito della donna, la Corte distrettuale californiana supporta la Altmann e il primo successo viene confermato poi dall’appoggio della Corte Suprema: l’Austria non può esigere un processo statale, ma internazionale. Il tempo, si sa, è tiranno: a verdetto emanato, nel 2004, Maria ha 88 anni. Non si può rischiare di perdersi nella burocrazia e bisogna agire subito: l’avvocato Schönberg consiglia un rischioso arbitrato che si terrà su suolo austriaco con un giudice per parte in aggiunta a uno neutrale. La percentuale di fallimento è decisamente superiore, non è possibile che una singola cittadina distrugga in processo un’intera Nazione, il Paese che la vide nascere. Eppure, la vittoriasi nasconde nei dettagli: sono loro che fanno trionfare l’anziana signora, che riottiene i suoi dipinti ormai quotati 135 milioni di dollari.

Oggi, Maria Altmann è morta da 8 anni, ma dopo una guerra durata molto più del necessario, la sua lotta ha avuto un risultato sicuramente positivo: la zia Adele riposa nella sua veste dorata, appesa alla Neue Galerie di New York per volere della stessa nipote, sempre esposta per farsi ammirare da milioni di visitatori all’anno e per ricordare a ciascuno di essi il Rispetto e la Giustizia. Oggi, la collana di diamanti di Adele Bloch-Bauer risplende più brillante che mai, perché con più di 50 anni di ritardo può riposare senza paura: e l’oro di Klimt ora sembra ancora più puro, è tornato senza macchia.

       Ilaria Gatti