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“MAMMA, STA SERA ANDIAMO AL MOMA?”

Dai tour al museo della propria città alle esplorazioni dei fondali marini, concludendo il viaggio con un salto su Marte: ecco come “snobbare” 2,5 milioni di anni di umanità e arte all’alba del 2018 senza far nulla (letteralmente).

Dopo le visite nello spazio e i tuffi nell’oceano con il software Google Earth, oggi è ormai possibile ammirare ogni particolare della Notte Stellata di Van Gogh attraverso uno schermo. Non saràcerto infatti la distanza a porre un limite al desiderio di conoscere (e alla pigrizia) dell’essere umano: basta digitare poche parole sulla tastiera del computer di casa o di qualsiasi altro dispositivo con connessione internet per essere catapultati nei corridoi di ormai qualsiasi museo di rilievo nel mondo, senza il bisogno di alzarsi dalla poltrona del proprio salotto. Ma non sempre quello che luccica è vero oro.

Si sa, l’arte ha da sempre il compito di suggellare la gloria dei popoli e delle sue menti più brillanti, e le sue manifestazioni sono ora sparse per tutto il globo. Vivendo ormai nel XXI secolo e osservando i passi avanti che l’essere umano compie ogni giorno, è abbastanza comprensibile assistere ai progressi che le nuove tecnologie stanno attuando persino in questo settore, che proprio per il suo stretto legame con il passato ha sempre vantato una certa fedeltà verso la tradizionale visita turistica. Ma ormai non c’è nulla di più semplice di entrare in un museo o girare per le vie di un’importante città, grazie ai cosiddetti virtual tours: non esiste alcun motivo per spostarsi o per godersi qualche bellezza artistica, l’importante è possedere un collegamento al web. I virtual tours nascono nel 1994 e partono a conquistare le folle dall’Inghilterra, che per prima realizzò con l’aiuto della fotografia digitale una visita del cinquecentesco Dudley Castle, nelle West Midlands. Oggi esistono diversi metodi di riproduzione online, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: rendere fruibili a tutti le belle arti.

L’intenzione sarebbe più che nobile se non si considerasse il fatto che in questo modo il valore della contemplazione dell’opera, già comprensibile solo per pochi, viene completamente sminuito: la porosità della roccia della Valle dei Templi, la profondità delle pennellate delle Ninfee di Monet, la purezza del marmo di Amore e Psiche visti attraverso i nostri occhi (e con anche un po’ di cuore) sono decisamente superiori alla loro copia su uno schermo che, nonostante le animazioni, rimarrà sempre piatto. Nel frattempo, l’emozione di maestosità che suscitano le grandi opere viene filtrata e notevolmente ridotta: tutt’altro che un piacere per le nostre sinapsi.

Certo, se si volesse andare alla ricerca di aspetti positivi non si farà molta fatica a trovarne alcuni, un risparmio di tempo evitando code e una spesa pressochè nulla precedono il più triste: l’evitare di incontrare un’immensa quantità di quelli che si possono definire come turisti 3.0 o millennial tourists, sempre fedelmente incollati al proprio smartphone. Secondo dati diffusi da ResonanceConsultancy, sito web che si occupa di recensioni e consigli sulle mete turistiche più quotate, il 57% dei visitatori del nuovo secolo pubblica sui social network anche più di una volta al giorno vari scatti. Proprio per questo motivo, con l’aiuto di software come Google Art Project o 360Cities.net è possibile contemplare lo sguardo enigmatico della Gioconda senza essere calpestati da turisti smaniosi di scattare una foto con una strana smorfia sul volto, neanche lontanamente vicina a quella della donna dipinta dal genio di Leonardo.

Considerando che al giorno d’oggi esistono 97 riproduzioni della tanto amata città di Venezia e che sono tutte sempre affollate dai visitatori (basti pensare al famoso hotel di Las Vegas The Venetiano al grazioso quartiere di Londra soprannominato proprio Little Venice), che cosa sceglieranno in futuro i turisti? Rimarranno in salotto a godersi la vista della basilica di San Marco attraverso un visual tour guidato o si recheranno in una delle dozzinali “copie” per poi ritornare a casa con qualche selfie? Ma soprattutto, sarà presente qualcuno a camminare sul vero ponte del Canal Grande? E se la risposta sarà sì, ci sarà almeno qualcuno non interessato solo a postare sui social una miriade di foto?

Ilaria Gatti

Un commento su ““MAMMA, STA SERA ANDIAMO AL MOMA?”

  • febbraio 5, 2019 alle 2:11 pm
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    Complimenti, scritto benissimo e anche molto interessante!

I Commenti sono chiusi.