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PERCHÉ BOBOK?

Dostoevskij. Russia. 1873. Tra le tombe di un malconcio cimitero, le anime ancora parlano del tempo, di sciocchezze, di filosofia e politica; il tutto con un solo scopo: abolire la vergogna del linguaggio dei vivi, la timidezza, il timore di esprimersi in modo poco condivisibile, lasciando finalmente via libera al dialogo nella sua forma più aperta e spontanea. Il nostro lavoro inizia più o meno da qui. 

«C’è ora, per esempio, un tale che si è quasi completamente decomposto, ma, una volta ogni sei settimane, ancora tutt’a un tratto borbotta una sola paroletta, naturalmente insensata, su un certo bobok: `Bobok, bobok’. Anche in lui, dunque, la vita palpita ancora come una scintilla impercettibile… ». 

Bobok è un vocabolo che in russo significa, letteralmente, ‘piccolo legume’. Come ben potrete immaginare i legumi c’entrano poco o nulla col nostro giornalino studentesco: c’entra invece un racconto che Dostoevskij pubblicò nel 1873; un racconto piuttosto eclettico nella produzione letteraria dell’autore, divertente, ritmato, surreale al punto che la critica tende ad evidenziarne le influenze del contemporaneo Gogol. Ivan Ivanovitch si trova casualmente a passeggiare in un cimitero, stanco si ferma a riposare su una tomba e diviene nascosto ascoltatore di un’alquanto bizzarra conversazione tra morti; gli argomenti di cui non si parla, ma si ‘chiacchiera’, si ‘dialoga’ -gli ossequi e le riverenze della vita terrena sono ormai aboliti, così come la faziosità di quelli che solo all’apparenza sono detti confronti col prossimo- di argomenti leggerissimi e serissimi. Si parla di avventure adolescenziali come si parla di spiritualità ed etica; ciò che conta è unicamente la modalità verace e spontanea con cui si compie il gesto comunicativo:

«Vivere sulla terra e non mentire è impossibile, poiché vita e menzogna sono sinonimi. Bene, e qui invece, per ridere, noi non mentiremo. Al diavolo, la tomba significa pur qualcosa! Racconteremo tutti ad alta voce le nostre storie e non ci vergogneremo più di niente». Bobok, che potremmo ragionevolmente tradurre con ‘borbottio’, è quindi lo scopo comunicativo del nostro giornalino: speriamo di lasciarvi qualcosa di cui dialogare, chiacchierare, borbottare, o quantomeno di avervi regalato un buon consiglio di lettura. Buoni bobok a tutti!

2 commenti su “PERCHÉ BOBOK?

  • gennaio 28, 2019 alle 9:33 pm
    Permalink

    Veramente un bel lavoro. Complimenti. Sia per l’idea da parte dei rappresentanti d’istituto sia per gli stesori di questi articoli. Non mi aspettavo un lavoro così ben fatto. Soprattutto non mi aspettavo il grande numero di articoli presenti. Spero che continuerete a scrivere articoli e che l’idea possa proseguire anche nei prossimi anni

  • gennaio 28, 2019 alle 9:36 pm
    Permalink

    Veramente un bel lavoro. Complimenti. Sia per l’idea da parte dei rappresentanti d’istituto sia per gli stesori di questi articoli. Non mi aspettavo un lavoro così ben fatto. Soprattutto non mi aspettavo il grande numero di articoli presenti. Spero che continuerete a scrivere articoli e che l’idea possa proseguire anche nei prossimi anni

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